03/01/2012 Cambiare l’Italia AL FIANCO DEGLI ULTIMI

di gigasweb

Fonte: Famiglia Cristiana

In Italia i poveri crescono. La crisi economica, i problemi di bilancio, lo smantellamento del sistema sociale aggravano la loro situazione. C'è un popolo di marginali nelle nostre città. Ci sono povertà che colpiscono vite "normali": malattia, solitudine in seguito alla crisi delle relazioni familiari, età avanzata, disabilità. La solitudine impoverisce tutti ed è una povertà in più quando si è già in difficoltà. Chi conosce questi problemi ha più volte lanciato l'allarme per una situazione difficile. Ma la mentalità è cambiata: c'è meno spazio per la solidarietà. Il problema principale sembra essere non la difesa dei poveri, bensì il difendersi dai poveri.

Così si guardano con preoccupazione i senza fissa dimora, i rom o i mendicanti, quasi fossero un attentato al decoro urbano. L'alterità del disabile viene soppressa con la "prevenzione" dell'aborto. Gli sbarchi di africani dal Mediterraneo sono visti come un'invasione. Pure i nostri anziani trovano meno spazio nelle case e nelle famiglie. Bisogna difendersi dai poveri, come da figure che attentano al benessere. Ne abbiamo paura.

IL 18 e il 19 giugno, su iniziativa della Comunità di Sant'Egidio e della Comunità Papa Giovanni XXIII, si è riunito grazie all'accoglienza della Chiesa di Napoli un piccolo popolo di "amici dei poveri": Il dono e la speranza è stato il tema del convegno. Si sono raccolte piccole — talvolta quasi individuali — e consolidate esperienze di solidarietà in Italia (tra  cui religiosi e religiose). La solidarietà è meno di moda nel nostro Paese. Una mentalità economicista e una vita difficile logorano gli spazi del gratuito: la famiglia, l'amicizia, la solidarietà con i fragili, il senso del dono. Il volontariato conosce un calo oppure si professionalizza. Essere "amici dei poveri" è però decisivo quando la povertà cresce. È decisivo nella Chiesa: «Chiesa di tutti», disse Giovanni XXIII, «e particolarmente dei poveri». Servire i poveri è un atto sociale, ma ha un suo vitale fondamento religioso e una profondità spirituale da scoprire: «Il povero è un altro Cristo», dice un Padre della Chiesa.

Gli "amici dei poveri" non sono un'esperienza residuale di un passato solidaristico in una società competitiva. La gratuità è una riserva importante di umanità. il gratuito aiuta e dà gioia: «C'è più gioia nel dare che nel ricevere», dice Gesù. Gli "amici dei poveri" non sono dei tristi uomini del dovere. Anche perché — lo hanno detto in tanti a Napoli — il mondo dei poveri è ricco di risorse umane e dà molto. Essere "amici dei poveri" vuol dire, in un modo o nell'altro, far famiglia con loro o avere legami familiari con chi spesso è solo. Don Oreste Benzi, grande amico dei poveri, diceva: «Dio creò la famiglia e l'uomo gli istituti».

Da Napoli è partito un grido d'allarme sulla crescita della povertà, ma anche si è levata una testimonianza corale che essere "amici dei poveri" vale una vita.

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