26/05/2017 Il ricordo di mons. Capovilla nelle parole di Andrea Riccardi, ad un anno dalla sua scomparsa

di Redazione

Ho conosciuto don Loris Capovilla molti anni fa. L’ho visitato frequentemente a Sotto il Monte. Posso considerarmi uno dei suoi amici. Ricordo gli incontri con lui, le conversazioni affettuose, gli incoraggiamenti, le benedizioni, ma anche la narrazione partecipe di episodi piccoli e grandi della storia della Chiesa che aveva vissuto. Nella casa di Sotto il Monte, dove si era ritirato da anni, amava ascoltare e incontrare, sino all’ultimo, interessato appassionatamente alle vicende del mondo. Non è mai diventato pessimista. Senza parole di nostalgia per il passato, sperava, con un ottimismo lieto e vorrei dire “giovane”, che si esprimesse nella Chiesa la profezia che era stata di Giovanni XXIII. Credeva nella “primavera”, che il Concilio aveva inaugurato e sapeva gioire dei segni dei tempi. L’elezione di papa Francesco lo aveva riempito di gioia. “Papa Giovanni è tornato!”, l’ho sentito esclamare.
Aveva esultato della nomina a cardinale con il titolo di Santa Maria in Trastevere, rafforzando così il legame spirituale con la Comunità di Sant’Egidio, che considerava una realizzazione matura dello spirito del Vaticano II. Aveva ricevuto più volte la Comunità di Sant’Egidio a Sotto il Monte: le sue parole, sempre pensate e profonde, restano un riferimento.
Don Loris non è stato solo segretario, ma discepolo e amico di Giovanni XXIII, totalmente vicino a lui e ai suoi intenti evangelici e riformatori, cooperando alla sua opera e divenendone, dopo la morte, custode della memoria e interprete del pensiero. Vescovo a Chieti e a Loreto, fedele e intelligente, ha tenuto vivo il ricordo del pontefice del Concilio, facendo passare il “Papa Buono” dal ricordo emotivo di chi lo aveva conosciuto, alla memoria per le generazioni future. Custode dell’archivio di papa Giovanni, don Loris ne ha sostenuto e promosso la storicizzazione della figura. In molti -come cristiani, come studiosi di storia, come gente del nostro tempo- abbiamo un debito spirituale nei confronti di questo personaggio particolare, umile e grande, della Chiesa del Novecento. La benedizione di papa Giovanni si è trasmessa di generazione in generazione attraverso il card. Capovilla.

Prof. Andrea Riccardi