09/06/2017 Intervista ad Andrea Riccardi: “È il papato d’impatto di un esperto di umanità non di un teologo”

di Redazione

Pubblichiamo di seguito una intervista fatta ad Andrea Riccardi da Domenico Agasso Jr del periodico La Stampa del 9/06/2017.

Professor Andrea Riccardi, Francesco è un Papa «rivoluzionario»?
«Il suo pontificato è d’impatto, quindi può sembrare rivoluzionario dal punto di vista del suo carisma personale. Invece è in continuità soprattutto con il Concilio Vaticano e Paolo VI. Anche se questa eredità è mischiata con la creatività molto spiccata di Bergoglio: ci troviamo davanti a un insegnamento impastato di genio e storia personale».

È considerato «vicino alla gente», un Papa che «abbatte distanze e muri»: ma non sta rischiando di rendere il suo magistero troppo legato a conversazioni, gesti ed emozioni? Troppo poco profondo?
«È una delle accuse che riceve: avere scarsa profondità teologica. E gli imputano di rimediare a questo con la prossimità. Questo Papa non è un teologo, non ha la struttura accademica di Joseph Ratzinger, come del resto neanche di Paolo VI e Giovanni XXIII, però ha una sua caratteristica particolare, che viene dalla sua storia di Gesuita, Vescovo, latinoamericano: è, come diceva Montini, un esperto di umanità».

Ma la fede come la pone nell’umanità di cui è esperto?
«La coniuga. E questo si esprime in una comunicazione profonda: Francesco dice cose che toccano l’animo e la vita della gente. Il Papa conosce i dolori delle persone, e affronta concretamente temi come il peso della vita, il senso del peccato.
Infatti insiste molto sulla conversione e sulla penitenza: è anche un Papa confessore».

Ecco, l’altra definizione che lo accompagna è «Papa della misericordia»: ma non è sproporzionata l’insistenza sul perdono di Dio che supera ogni cosa in confronto al peccato originale?
«La misericordia è una grande elaborazione teologica, non una scorciatoia. Nel cristianesimo mai è sproporzionata o fuori luogo l’insistenza sul perdono di Dio, anzi, forse c’è stata troppo poco: il Papa compie un riequilibrio. Ma la misericordia di Francesco non è il perdono a prezzi scontati. C’è dietro a lui una grande, comprensiva e severa tradizione, come quella dei Gesuiti. E non è la copertura per un pensiero debole: il pensiero forte di un Papa non è solo accademico».

Questo pontificato può essere un «ponte» tra la dottrina cristiana e la società contemporanea?
«Se il Novecento è stato il secolo più secolarizzato della storia, il nostro è pieno di “religioso pulviscolare”, spesso fondamentalista e fanatizzato: si tratta di comunicare i valori del Vangelo in un mondo iper religioso, in particolare in Africa, Americhe e Asia. Qui si colloca il messaggio del Papa, che è un messaggio sodo e radicato nella realtà, dentro una linea che comincia lontano e che in lui ha un ardito interprete».