29/06/2016 La lezione di Francesco. Intervista ad Andrea Riccardi

di Andrea Riccardi

UN ANDREA RICCARDI INEDITO CI RACCONTA PAPA FRANCESCO IN OCCASIONE DEL PREMIO CARLO MAGNO. UN DIALOGO A 360 GRADI SUI PROBLEMI DEL MONDO E DELLA SOCIETÀ

Roma- Abbiamo incontrato Andrea Riccardi che, in riferimento al conferimento a Papa Francesco del Premio Carlo Magno – a cui ha assistito personalmente alla presenza delle cancellerie e dei capi di stato e di governo europei-, ha raccontato, in un ampio intervento, molte questioni fondamentali – che abbiamo ricostruito qui in forma dialogica, ndr – che ci fanno comprendere come il Santo Padre stia non solo imprimendo un irreversibile moto di cambiamento della Chiesa Universale ma anche della Politica globale e locale tanto da poter a buon titolo coniugare una vera e propria nuovo dmensione: la glocalità.

Cosa emerge da questo incontro tra Papa Francesco e i potenti dell’Europa in occasione del Premio Carlo Magno?

“Ci si è resi conto ,come non mai dall’inizio di questo Pontificato, che siamo di fronte ad una svolta epocale – precisa subito il fondatore della Comunità di Sant’Egidio – perché Francesco rimette in discussione  non solo il modello di Chiesa, ma il concetto di Stato: uscire dalle Istituzioni e andare verso la gente, per periferie fisiche ed esistenziali. Anche in questa circostanza Papa Bergoglio, non ha avuto mezze misure con i potenti, li ha strapazzati tutti. Non lo fa come un Papa ‘politico’, come ad esempio san Giovanni Paolo II, né come ‘intellettuale e professore’ quale può essere Benedetto XVI: Papa Francesco è semplicemente un Sacerdote, un Pastore, un Missionario.”

Come ha scelto le parole adatte per passare questo messaggio dirompente e critico senza attirarsi repliche e polemiche?

“Papa Francesco non ha scelto parole particolari. Ha parlato il suo linguaggio semplice e disarmante. All’inizio si avvertiva un’aria abbastanza tesa, il Papa era nervoso. Non si trova a suo agio in certe circostanze. Nemmeno si è voluto mettere il ‘collare’ del cerimoniale. I capi di governo dell’Europa, le cancellerie, trattandosi del ‘premio Carlo Magno’, forse erano venuti per ricevere dal Papa una sorta di incoronazione, di appoggio, legittimazione, aiuto per trovare una maggiore unità, ricompattarsi. Ma un’Europa che è nata di fatto sulla scia dell’abbattimento di un muro, quello di Berlino, che invece ha al suo interno chi ricostruisce muri, fa paura. Invece l’Europa deve essere Ponte. Il risultato è stato un grandioso discorso e un silenzio pieno di significato lo ha accompagnato. Ma se consideriamo l’atteggiamento della Germania, in primis della Merkel, di appoggio a questo Papa, ci rendiamo conto della breccia che sta facendo la sua opera.”

 Il Papa ha dunque attaccato la divisione europea?

“Il Papa parla del pericolo della separazione che non è solo degli Stati. I Cristiani stessi sono divisi, ci sono divisioni tra Ortodossi, Protestanti ma anche in seno a loro stessi, tra ortodossi e ortodossi, tra protestanti e protestanti, tra cattolici e cattolici. Bisogna invece riunire attraverso la tenerezza, la misericordia. Francesco ci fa capire che il concetto di città europea,  piazza e agorà non esiste più né può essere riprodotto virtualmente dai media. Bergoglio mette in guardia contro i populismi e i muri in genere per recuperare invece il rapporto, la relazione con ciascuno, una pluralità di modelli e di storie che non devono polarizzarsi cercando lo scontro: non esiste più il modello del gruppi di ‘duri e puri’ e il Cristianesimo non procede per proselitismo ma per attrazione, attenzione. Allora si deve andare verso un Cristianesimo di popolo. Il Cristianesimo crea ponti tra Cristiani e non Cristiani, non quando si uniforma alla cultura o alla regola, ma quando cerca quell’umanità che Gesù ha amato”.

Come si può seguire Francesco in questa sua opera?

“Come mai prima d’ora, dopo la consegna del Premio Carlo Magno, è cresciuta in me una grande preoccupazione per la solitudine di questo Papa. Papa Francesco ha molti nemici e sono di due tipi: coloro che gli sono ostili nella Chiesa e gli indifferenti. Se vogliamo seguire Papa Bergoglio in quest’opera di ‘svolta epocale’ bisogna rilanciare continuamente il messaggio. Mi ha stupito una volta, alla fine di un incontro con cardinali, vescovi e sacerdoti, sentirlo dire di leggere ogni tanto nelle parrocchie le sue esortazioni pastorali. Ho pensato: ‘ma come? Un Papa ha bisogno di ricordare di essere letto?’. E invece si. Perché la cosa peggiore è quando a parole si dice di Si ad una cosa e invece poi non si vuole che le cose cambino. Le parole semplici di Francesco che si rifanno al Vangelo semplice cambiano la Chiesa. Non lo vogliono tutti. Molti, volendo sminuire, dicono che questo Papa dopo tutto non ha inventato né Periferie né Misericordia, ma bisogna anche dire che è un esperto eccezionale, un genio della sensibilità umana”.

Questo Papa è comunista?

“Quando vogliono attaccare Papa Bergoglio gli danno del Comunista. Ma se ci facciamo caso danno del Comunista spesso negli ultimi tempi. Lo fanno le elité quando si accorgono che hanno perso il controllo sulla gente. Per questo crescono lel reti tra le persone, sia quelle lecite che quelle criminali. Quando ci sono gli interessi sotto le reti allora il messaggio di Papa Bergoglio ci ricorda come la Rete deve essere quella di Gesù e della Chiesa di Gesù. Questa è la più grande libertà. Nella Francia, Parigi, ci fu un periodo nel quale i cosiddetti ‘preti/operai’ mandarono in tilt la Chiesa di Roma. Fecero un terremoto, ma erano qualche decina soltanto. Non è che fossero operai comunisti, come gli si accusava, e vicini, come li giudicavano all’ideologia; erano in realtà sacerdoti di strada, tra la gente, tra i lavoratori che stavano,in gran parte, nelle fabbriche. Pochi fecero un terremoto nella Chiesa Universale, a Parigi, in Francia in altri Paesi. Ora Francesco parla di Sacertodi Missionari: potete capire allora perché parliamo di svolta epocale se è il Papa che invita ad andare tra la gente perché la Chiesa chiusa si ammala. Questo Papa non è Comunista, è come Gesù ha insegnato, un Pastore, un Missionario”.

Alcuni hanno definito Papa Francesco quasi un’anti Papa perché non scagliandosi contro questioni tematiche affrontate a livello globale dai media (unioni civili, aborto, eutanasia…) metterebbe in dubbio il ruolo magisteriale della Chiesa.

“Papa Bergoglio ha imparato a non scendere in quelle polemiche sterili che scaturiscono da questioni non negoziabili, a evitare lo scontro e la provocazione. Per andare verso ciascuno, verso la periferia esistenziale, personale, bisogna avere delicatezza, tenerezza, ascolto. Non ha senso dare un giudizio sulle tematiche perché non parlano di una vita specifica, non sanno. Invece è proprio nelle specifiche vite che Gesù cerca le persone e le porta alla conversione. Quando nasce la polemica molto spesso capita quando le parole di Papa Francesco non vengono lette bene, di qui le strumentalizzazioni e le polemiche”.

Un Cristiano deve fare Politica?

“Senza dubbio Papa Francesco ha sottolineato come la Poiltica può essere un forma alta della Carità cristiana perché ricerca il Bene Comune, ma la più alta forma la troviamo in mezzo ai poveri. Ecco allora i Corridoi Umanitari e le Opere a favore dei senza tetto, degli emarginati. C’è però un rischio per il Cristiano Politico: che  a prescindere dagli slogan non pretenda di testimoniare le radici appunto Cristiane, qui e in Europa. E invece va sottolineato come Papa Bergoglio creda in un vissuto Cristiano alla radice, esistenziale. Non parla di Cultura ma di radici, un modello di vita; non di teoria ma di realtà.

Questa Europa rischia effettivamente di rompersi secondo il Santo Padre?

“L’Europa può rompersi se non affronta l’immigrazione anzitutto distinguendo tra rifugiati e immigrati. Dopodiché non comprendendo i tre fronti su cui agire: la frontiera, la periferia, l’africa. E l’Europa richia di rompersi se non guarda con il Cuore della Grecia e dell’Italia”.