13/12/2014 “Ora ho dei dubbi su quell’allargamento del campo rom”

di gigasweb

Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio ed ex ministro per la cooperazione internazionale – con delega sui nomadi – ha ancora chiaro in mente il trasferimento del campo rom da Tor de' Cenci.

Era il 2012 e a quella circostanza seguì quasi contestualmente l'estensione del campo di Castel Romano, gestito dalla cooperativa «29 giugno» di Salvatore Buzzi. Ampliamento che – come hanno rivelato le indagini della procura di Roma – ha fatto fruttare nuovi introiti al numero 2 del sodalizio mafioso guidato dall'ex Nar Massimo Carminati.

«Ovviamente io non ho alcun elemento né per entrare nel merito delle indagini, né per stabilire un nesso accertato sugli episodi del 2012, ma rammento che lo sgombero del campo a Tor de' Cenci avvenne in un arroventato clima di lamentele e proteste».

A proposito di che cosa?

«C'era la questione dei rifiuti delle famiglie nomadi che abbondavano in gran quantità e davano fastidio ad alcuni abitanti del quartiere. Ma in realtà i cumuli di spazzatura erano legati al fatto che nessuno era passato a toglierli per giorni».

Qualcuno aveva dunque interesse a fomentare la polemica?

«Questo non posso dirlo. Ma da altri dettagli avevo in realtà la sensazione che la popolazione rom fosse ben integrata con il quartiere: i bambini italiani andavano a giocare nel campo con i piccoli stranieri e non si erano registrati disordini».
La cooperativa di Buzzi, come dimostrano gli inquirenti guidati dal procuratore Giuseppe Pignatone, ha fatturato oltre 50 milioni di euro grazie alla gestione del sito a Castel Romano. L'estensione della struttura ha favorito gli incrementi. E c'è anche un'intercettazione dove Buzzi si dice preoccupato di un eventuale ritorno dei rom a Tor de' Cenci. Ritiene che dietro lo sgombero ci fosse una strategia dettata da motivi economici per l'investimento a Castel Romano?

«Non spetta a me addentrarmi in questo genere di valutazioni. Ho appreso, come tutti, dai giornali che secondo Buzzi "i rom rendono più della droga". Resta tuttavia l'amarezza per quello che è accaduto e che, al di là dei presunti reati contestati, ci offre uno spaccato desolante».

A che cosa allude?

«Assistiamo a un imbarazzante silenzio della politica. I cittadini sono arrabbiati e umiliati. Tutti lavorano e si sacrificano e ora si trovano ad assistere allo sperpero, allo spreco di denaro pubblico sulle spalle, peraltro di persone già in difficoltà come i rom. Serve una politica sana. Invece intorno a noi sento un assordante silenzio che non fa che peggiorare la situazione . Con i risultati che abbiamo, peraltro, visto recentemente al centro rifugiati di Tor Sapienza. Dobbiamo assolutamente evitare l'effetto banlieu».

Intravede qualche possibile intervento?

«Servirebbero una Costituente di Roma: il degrado delle periferie non è più tollerabile».