13/11/2015 Riccardi: “Papa Francesco ha aperto la porta alla vita della gente comune”

di Andrea Riccardi

Lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, sulla storica visita di Bergoglio

Firenze, 13 novembre 2015 – “Papa Francesco ha indicato un cammino, una Chiesa che esplora l’umanità andando in mare aperto. Senza forza, arroganza, calcolo. Ma nemmeno spaventata e nascosta nelle strutture. Il mare aperto è quello di un cambiamento di un’epoca che traccia scenari umani e sociali differenti. Di fronte a questo la Chiesa di Francesco in Italia domanda ai cristiani italiani di essere autentici discepoli del Vangelo e protagonisti delle riforme della comunità ecclesiale. Non per stare chiusi dentro le istituzioni ma per uscire”. Per lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, con il discorso pronunciato al V convegno della Chiesa italiana ‘In Gesù Cristo il nuovo umanesimo’, Papa Francesco “ha aperto la porta alla vita della gente comune, non ha dettato un progetto. E’ l’ora di abbandonare biechi clericalismi purtroppo così diffusi, preoccupazioni avare, calcoli. Ci sono riserve umane e religiose anche dove non lo si crede, soprattutto i poveri non sono un peso ma una risorsa per la Chiesa. Questo vuol dire far sgorgare un umanesimo cristiano e popolare”.

Sui lavori del convegno, un bilancio del presidente della Comunità Marco Impagliazzo. Siamo di fronte a una “pagina nuova” che si è aperta dopo il discorso pronunciato dal Papa, martedì, nel corso della sua visita a Firenze: “Lo si è visto subito, dai primi confronti nei gruppi di lavoro: c’è una grande voglia di parlare, di affrontare tanti argomenti senza la paura di esplorare il ‘mare aperto’ del mondo, di cui parlava il Papa. Lo stesso Francesco ci ha invitato a riflettere a fondo sulle scelte da fare sottolineando che stiamo vivendo ‘non un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca’. Il clima positivo che si respira deve quindi aiutare a compiere quella necessaria conversione pastorale, che può rinnovare la Chiesa e, al tempo stesso, la società in cui viviamo. Occorre rispondere alle attese di un’Italia bisognosa, oggi più che mai, di qualcuno che si accorga delle sue difficoltà come delle sue speranze”.

“In questi giorni – continua Impagliazzo – sono stati disegnati i tratti di una Chiesa in uscita, che si interroga su ciò che accade attorno a sé, che vince la tentazione dell’autoreferenzialità. Si deve lavorare per rinnovare nel profondo le nostre comunità ecclesiali e renderle capaci di trovare nuovi linguaggi per rivolgersi ai tanti, diversi, ambienti della nostra società. Una Chiesa in movimento, che come prima scelta incontra i poveri e, con loro, capisce meglio la realtà: è dalle periferie e non da ‘centri chiusi’ che riusciremo a comprendere più a fondo le nostre società, è da lì che dobbiamo ripartire per comunicare il Vangelo a tanti che hanno perso il loro centro, perché disorientati. Dalla Chiesa italiana si attendono proposte vivibili, nuovi punti di riferimento umani e religiosi, indicazioni che aprano alla speranza e guardino al futuro”.