21/06/2018 Sulla questione rom, al cattivismo preferisco il realismo. Intervista ad Andrea Riccardi

di Redazione

«Tra cattivismo e buonismo la soluzione migliore è il realismo. Fin da bambino a me hanno insegnato a essere buono ma capisco che non tutti vogliano esserlo. Allora ci vuole da parte dei politici e dei ministri il senso della realtà. Usando questo strumento si coglie subito che certi temi sono dei diversivi rispetto ai veri problemi della gente».

Pochi in Italia conosco i rom e i migranti come Andrea Riccardi, 68 anni, professore ordinario di storia contemporanea, ex ministro della Cooperazione nel governo Monti, biografo di Papa Wojtyla, fondatore della comunità di Sant’Egidio, associazione di laici della Chiesa, come si definisce, segue a Roma il popolo nomade dal 1982. «E’ un mondo povero e problematico, con una storia dura alle spalle. Ma non una minaccia».

Chi sono i rom? 
«L’unico popolo in Europa che non ha mai avuto un nazionalismo e l’aspirazione a una propria terra. L’opposto del sovranismo».

La linea di Salvini su rom e migranti pare maggioritaria nel Paese. Siamo diventati cattivi?
«La globalizzazione ha introdotto la paura della storia e la paura dell’altro. Di fronte all’altro, come diceva Kapuscinski, ci sono tre atteggiamenti: o la guerra o il muro o l’integrazione. La più saggia è sempre la terza» .

L`integrazione non è molto digerita dai nomadi. 
«Non nego che esista il problema dei rom. La comunità di Sant’Egidio conosce quasi tutti quelli che vivono nei campi. Quando parlo di loro parlo anche di gente che ha studiato, lavora e sta bene. Noi li seguiamo dagli anni `80 e siamo partiti dai bambini, che oggi come allora pagano il prezzo più alto della povertà, dei trasferimenti da un campo all’altro, perdendo soprattutto il percorso scolastico. La politica non ha mai fatto molto per risolvere questo problema. Anche perché quello rom è un popolo giovane, giovanissimo. La vita media è molto bassa. Sembra che invadano le nostre città ma sono meno di 150 mila: la metà italiani e di antico insediamento».

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